23 gennaio 2016. SPORTELLO DONNE COMPIE 3 ANNI!

compleanno sportelloSportello Donne Pomezia compie tre anni.

Un grande traguardo per un progetto nato dalla volontà di otto donne che hanno deciso di unirsi per mettersi a servizio delle donne del territorio e dell’intera comunità. In questi tre anni molta strada è stata fatta: oggi Sportello Donne Pomezia è una realtà riconosciuta dalle istituzioni, dalle associazioni e dalla cittadinanza.

Attivo sul territorio dal 23 gennaio 2013, attualmente riceve il mercoledì dalle 9 alle 11 e il giovedì dalle 15.30 alle 17.30 a Piazza San Benedetto da Norcia – 2° Piano, presso l’Ufficio Politiche Sociali del Comune di Pomezia (Palazzo Anagrafe). In questi tre anni Sportello Donne Pomezia ha ricevuto oltre 100 donne, di cui 35 casi di violenza, per la maggior parte subite dentro le mura domestiche.

Altre donne ci hanno contattate per motivi svariati: separazioni e divorzi, depressione, isolamento, difficoltà a trovare lavoro, difficoltà nell’affrontare situazioni familiari, informazioni sulla gravidanza, consulenza su mariti dipendenti da alcol, internet, gioco, consulenza su figli minori con disagi sociali e psicologici. Tuttavia è difficile tracciare una linea netta tra le diverse necessità, perché spesso ogni storia porta con sé differenti bisogni da accompagnare e affrontare contestualmente. Le tipologie di casi si intrecciano, i confini delle classificazioni sono sottili.

Insomma, i dati sono importanti ma non sono tutto. Soprattutto per un fenomeno così difficile da intercettare a livello sociale, e perché il primo passo non scontato è quello culturale: prima di essere denunciata, la violenza va riconosciuta. Le donne che decidono di rivolgersi allo Sportello hanno già preso coscienza della loro situazione, ma ce ne sono molte altre che non riescono a fare questo passo.

Dalla violenza non si esce da sole. Una relazione violenta indebolisce costantemente l’autostima di chi subisce le violenze, uscirne è difficile e richiede il sostegno di servizi dedicati e professionalità specifiche. Per questo il lavoro che fanno i centri antiviolenza e le associazioni di donne è così prezioso.

In particolare, ormai da tre anni il nostro intento specifico è quello di combattere l’isolamento delle donne, che è un fenomeno particolarmente radicato in un territorio come il nostro, troppo spesso ridotto a dormitorio industriale e periferico rispetto a ogni tipo di centro dove poter condividere qualsiasi cosa. Qui, come in altri territori, sono soprattutto le donne a pagare il prezzo di questo isolamento “spaziale”. Spesso, per una serie di motivi, sono proprio le donne che si trovano costrette a vivere in quartieri periferici senza automobile, senza lavoro, alcune volte con i loro piccoli appena nati e senza una rete di trasporti che possa consentire una mobilità e un agio negli spostamenti. Questo si traduce spesso in un isolamento totale anche in termini di relazioni con altre donne.

Dal dicembre dello scorso anno Sportello Donne sta lavorando alla tessitura di una rete tra diversi soggetti sul territorio, un lavoro che ha incluso tavoli di discussione per la stesura di un vero e proprio protocollo d’intesa, ormai in dirittura d’arrivo, che servirà a condividere procedure e casi con presidi socio-sanitari, servizi sociali e forze dell’ordine e altre associazioni del territorio. Il protocollo farà leva anche sulla necessità da parte delle istituzioni di farsi carico della formazione dei soggetti e degli attori sociali coinvolti, così come degli operatori a vari livelli, nonché delle forze dell’ordine. Non tutti, infatti, sono preparati ad accogliere donne che denunciano casi di violenza. Spesso, e le segnalazioni che diverse donne ci hanno fatto in queste mesi ne sono la dimostrazione, chi entra immediatamente in contatto con una donna vittima di violenza – e si tratta nella maggior parte dei casi di forze dell’ordine o di pronto soccorso – non ha la formazione, la cultura e gli strumenti adatti ad aiutare veramente le donne: una donna che ha appena ricevuto violenza non può essere rimandata a casa e lasciata sola alla sorte, va protetta e sostenuta, e questo è il ruolo delle istituzioni.

CIAK! Tu chiamale se vuoi…emozioni!

Per festeggiare il compleanno Sportello Donne Pomezia organizza l’evento “Ciak! Tu chiamale se vuoi…emozioni”, la proiezione di due film da vedere con occhi diversi: non più solo come evasione ma anche come strumento di trasformazione personale attraverso la condivisione delle emozioni suscitate dalla visione della pellicola insieme al gruppo, con la conduzione di due operatrici.
La programmazione è gratuita e si terrà presso la libreria Odradek di Pomezia in via Roma 39:

sabato 6 febbraio, dalle 16,45 alle 20,00 proiezione del film: Agata e la tempesta (regia di S. Soldini)
sabato 20 febbraio, dalle 16,45 alle 20,00 proiezione del film: La finestra di fronte (regia di F. Özpetek)

È gradita la prenotazione inviando una email a: sportellodonnepomezia@gmail.com

Sportello Donne Pomezia
0691146273 – 388 1586901
sportellodonnepomezia@gmail.com
http://www.sportellodonnepomezia.wordpress.com

Sociale in Rete. Sabato 19 dicembre a Pomezia

Sportello Donne Pomezia partecipa al progetto del Comune “Sociale in Rete”. Vi aspettiamo sabato 19 novembre dalle 9.00 alle 17.00 presso i Giardini Petrucci di piazza Indipendenza. Il nostro sportello – insieme agli altri progetti attivi sul territorio – sarà presentato alle 11.00 in aula consiliare.

sociale in rete

“Mai più sole”: il 28 novembre Pomezia contro la violenza sulle donne

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne che ricorre come ogni anno il 25 novembre, Sportello Donne Pomezia ha curato un programma ricco di iniziative culturali e di dibattito per sabato 28 novembre 2015. Saranno coinvolte tutte le associazioni del territorio dove le donne sono protagoniste. Vi aspettiamo!

28 novembre

 

Sportello Donne Pomezia aderisce alla Marcia delle Donne e degli Uomini scalzi

marcia_scalziVenerdì 11 settembre alle ore 21.00 in piazza Indipendenza.

Sportello Donne Pomezia aderisce alla marcia delle donne e degli uomini scalzi, perché la storia appartiene a loro e al nostro camminare insieme, perché se è arrivato il momento di decidere da che parte stare, noi siamo dalla parte delle donne e degli uomini scalzi.

È arri­vato il momento di deci­dere da che parte stare.

È vero che non ci sono solu­zioni sem­plici e che ogni cosa in que­sto mondo è sem­pre più com­plessa.
Ma per affron­tare i cam­bia­menti epo­cali della sto­ria è neces­sa­rio avere una posi­zione, sapere quali sono le prio­rità per poter pren­dere delle scelte.

Noi stiamo dalla parte delle donne e degli uomini scalzi.

Di chi ha biso­gno di met­tere il pro­prio corpo in peri­colo per poter spe­rare di vivere o di soprav­vi­vere.
E’ dif­fi­cile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo.

Ma la migra­zione asso­luta richiede esat­ta­mente que­sto: spo­gliarsi com­ple­ta­mente della pro­pria iden­tità per poter spe­rare di tro­varne un’altra. Abban­do­nare tutto, met­tere il pro­prio corpo e quello dei tuoi figli den­tro ad una barca, ad un tir, ad un tun­nel e spe­rare che arrivi inte­gro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai biso­gno.
Sono que­ste le donne e gli uomini scalzi del XXI secolo e noi stiamo con loro.

Le loro ragioni pos­sono essere coperte da decine di infa­mie, paure, minacce, ma è inci­vile e disu­mano non ascoltarle.

La Mar­cia delle Donne e degli Uomini Scalzi parte da que­ste ragioni e ini­zia un lungo cam­mino di civiltà.

E’ l’inizio di un per­corso di cam­bia­mento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo glo­bale di capire che non è in alcun modo accet­ta­bile fer­mare e respin­gere chi è vit­tima di ingiu­sti­zie mili­tari, reli­giose o eco­no­mi­che che siano. Non è pen­sa­bile fer­mare chi scappa dalle ingiu­sti­zie, al con­tra­rio aiu­tarli signi­fica lot­tare con­tro quelle ingiustizie.

Dare asilo a chi scappa dalle guerre, signi­fica ripu­diare la guerra e costruire la pace.

Dare rifu­gio a chi scappa dalle discri­mi­na­zioni reli­giose, etni­che o di genere, signi­fica lot­tare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.

Dare acco­glienza a chi fugge dalla povertà, signi­fica non accet­tare le sem­pre cre­scenti disu­gua­glianze eco­no­mi­che e pro­muo­vere una mag­giore redi­stri­bu­zione delle ricchezze.

Venerdì 11 settembre lanciamo da Venezia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi.
In cen­ti­naia cam­mi­ne­remo scalzi fino al cuore della Mostra Inter­na­zio­nale di Arte Cinematografica.

Ma invi­tiamo tutti ad orga­niz­zarne in altre città d’Italia e d’Europa.

Per chie­dere con forza i primi tre neces­sari cam­bia­menti delle poli­ti­che migra­to­rie euro­pee e globali:

Cer­tezza di cor­ri­doi uma­ni­tari sicuri per vit­time di guerre, cata­strofi e dittature
Acco­glienza degna e rispet­tosa per tutti
Chiu­sura e sman­tel­la­mento di tutti i luo­ghi di con­cen­tra­zione e deten­zione dei migranti
Creare un vero sistema unico di asilo in Europa supe­rando il rego­la­mento di Dublino

Per­ché la sto­ria appar­tenga alle donne e agli uomini scalzi e al nostro cam­mi­nare insieme.